Spese di riscaldamento in affitto: chi deve pagarle?

Le temperature si abbassano e c’è chi non vede l’ora di rintanarsi e trascorrere piacevoli serate abbracciando il termosifone con copertina di pile annessa. Lo sappiamo che ci avete pensato anche voi!

Eppure, dietro quest’immagine così romantica, si pone il tema delle spese di riscaldamento in affitto, sempre molto attuale in questo periodo dell’anno, specie se si parla di aumento delle bollette.

Partiamo da una premessa: è possibile affittare una casa senza riscaldamento?

Fortunatamente la risposta è negativa. La mancanza di riscaldamento in una casa in affitto, infatti, rappresenta una violazione delle norme di tutela della salute, come bene garantito dalla Costituzione.

(Non è però vietato affittare case senza riscaldamento, nel caso in cui l’inquilino sia a conoscenza di tale mancanza e provveda con altri sistemi o se magari si tratta di affitti in periodi in cui i riscaldamenti non si usano o sono spenti). 

Quanto costa riscaldare casa?

Quando si parla di spese di riscaldamento in affitto si tocca una delle voci di costo spesso più alte sul bilancio delle spese totali che bisogna affrontare, sia che si abbia a disposizione un impianto a riscaldamento centralizzato, sia che si tratti di riscaldamento autonomo.

In tale caso il proprietario di un appartamento è infatti tenuto a coprire solo dei costi “straordinari” legati al riscaldamento, mentre le altre spese relative ai consumi sono ovviamente a carico del conduttore.

Facciamo una distinzione tra riscaldamento centralizzato e autonomo.

Nel caso in cui il riscaldamento in affitto preveda un impianto centralizzato, in base a quanto stabilito dalla normativa vigente, le spese per i consumi spettano all’inquilino che, prima di pagare, ha la possibilità e il diritto di richiedere al proprietario di casa l’indicazione specifica dei criteri di ripartizione delle spese da sostenere nel corso dei mesi di locazione.

Per quanto riguarda, invece, eventuali spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, in questo caso non spettano all’inquilino. Allo stesso modo spetta al locatore l’eventuale decisione di distaccare l’appartamento dal sistema di riscaldamento centralizzato per passare a quello autonomo.

Parlando di costi per il riscaldamento in affitto, potrebbe sorgere il dubbio riguardo ai cosiddetti “consumi involontari” (la cui percentuale di ripartizione tra i condomini viene di solito determinata da una perizia).

Per comprendere meglio questo punto, ricordiamo che l’utilizzo di un impianto centralizzato comporta sempre una (seppur minima) dispersione di calore che fuoriesce dai tubi e finisce involontariamente per riscaldare tutti gli appartamenti, anche quelli che si sono distaccati ma che, seppur involontariamente appunto, ne beneficiano.

A tal proposito potrebbe risultare poco chiaro stabilire se tali spese spettino al proprietario o all’inquilino. Ecco la risposta al quesito: la gestione della caldaia da cui è avvenuto il distacco riguarda spese di competenza dei proprietari di casa, ragion per cui sarà il proprietario a dover sostenere i relativi oneri, mentre resta in capo al conduttore il dovere di sostenere le spese che riguardano i consumi e la manutenzione ordinaria della caldaia nell’appartamento dato in locazione.

Nel caso in cui l’impianto di riscaldamento sia autonomo e quindi totalmente indipendente da una caldaia centralizzata, i rapporti tra proprietario e inquilino non variano molto rispetto al caso precedente: ossia spetta sempre all’inquilino il pagamento delle spese del riscaldamento in affitto, ma in questo caso tali spese coincidono con i consumi effettivi.  Gli interventi di manutenzione ordinaria della caldaia sono, inoltre, a carico del conduttore. L’eventuale presenza di contributi condominiali da versare per la manutenzione, la conservazione e la messa a norma di un impianto centralizzato da cui l’appartamento si è distaccato non spettano al conduttore dell’immobile ma esclusivamente al suo proprietario.

Manutenzione della caldaia

In tema di spese di riscaldamento in affitto, vale la pena chiarire anche dei dubbi riguardanti il tema della manutenzione della caldaia nel caso in cui si viva in una casa in affitto, dal momento che spesso si crea confusione nel capire chi deve pagare determinate spese.

La manutenzione della caldaia riguarda diversi tipi di intervento che sono obbligatori per legge e possono essere distinti principalmente tra manutenzione ordinaria e controllo dell’efficienza energetica (conosciuta anche come “verifica dei fumi”). Questi controlli permettono di mantenere la caldaia in ottime condizioni garantendo da un lato buone prestazioni nel corso del tempo e dall’altro notevoli risparmi sui consumi, con bollette decisamente più leggere!

  • Le opere di manutenzione ordinaria, così come i piccoli interventi di riparazione dovuti a un uso quotidiano e che quindi causano un deterioramento del prodotto, spettano all’inquilino. Sono a carico dell’inquilino le spese di accensione stagionale della caldaia e di messa a riposo al termine della stagione invernale.
  • L’efficienza energetica della caldaia (controllo dei fumi), che riguarda anche l’impatto sull’ambiente, prevede delle manutenzioni con tempistiche diverse, che cambiano in base al tipo di apparato installato. Anche in questo caso, visto l’utilizzo costante dell’apparato, la spesa di manutenzione della caldaia per la prova dei fumi è a carico dell’inquilino.
  • Tra le spese a carico dell’inquilino troviamo anche la pulizia della caldaia, consigliata ogni anno.

Sono invece sempre a carico del proprietario eventuali adeguamenti alle norme di legge, sostituzioni, manutenzioni straordinarie della caldaia o installazioni.

Speriamo di avervi chiarito un po’ di dubbi per quanto riguarda le spese di riscaldamento in affitto, affinché ci sia maggiore consapevolezza sui costi da affrontare da parte di inquilini e proprietari.

Staff Cerco Alloggio

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